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La chiesa di
Lorentino, immersa nel verde, domina la valle
dell’Adda da cui appare ben visibile grazie al
possente campanile che risulta essere parte di
una torre medioevale mutilata e poi ricostruita
impiegando materiale di spoliazione. Alcuni
blocchi di pietra che ne costituiscono
l’ossatura suggeriscono infatti tecniche tipiche
dei secoli XII e XIII.
Siamo di fronte ad un raro esempio di chiesa con
torre campanaria occupante la facciata senza
esserne incorporata e con una sola parte muraria
in comune. Tale torre costituisce, sin dal
secolo XVI, l’ingresso principale alla chiesa
dedicata a Santa Brigida d’Irlanda e
originariamente a San Pietro, consacrata da
Rolando Conte di Rovelasca vescovo di
Alessandria, secondo la tradizione, nel 1005
(data ancora riportata sull’intonaco superstite
della facciata interna). Nel 1455 essa era
legata alla Parrocchiale di Carenno da cui si
staccò nel 1489, evento questo che portò la
chiesa a subire un primo radicale intervento
presso i perimetrali laterali che sostenevano
l’originario tetto a capanna. Altri lavori
vennero apportati nel primo decennio del secolo
XVII e fu proprio in tale occasione che si
rinvenne la lapide marmorea con iscrizione a
Diana di età romana: «Dianae / Q(uintus) Vibius
Severus».
Ai lavori di restauro eseguiti nel corso della
prima metà dell’Ottocento (1800-1842), condotti
sotto la guida dell’architetto milanese Giuseppe
Jazzini, dobbiamo invece la trasformazione più
radicale apportata all’assetto primitivo della
chiesa. In quell’occasione, infatti, furono
rinnovate vaste porzioni di muratura, venne
rifatto il tetto e pure ripristinati gli altari
laterali con i relativi ornamenti.
Inoltre, fu eretto un nuovo altare maggiore e
l’organo, restaurato e adattato, venne
trasportato nella cantoria posta sopra
l’ingresso principale. Un ultimo intervento di
ripristino si ebbe infine nel biennio 1966-1967.
La navata, stranamente orientata a meridione,
sembra di gusto romanico anche se gli arconi
traversi, benché modificati, contribuiscono a
conferirle piuttosto un’accezione tardo-gotica.
Il presbiterio si presenta al visitatore odierno
nella semplice veste neoclassica: a pianta
quadrata e sovrastato da una calotta, esso è
completato da un semicerchio con seggi ionici
nonché dall’altare a tempietto di otto colonne.
La cappella dell’addolorata conserva il vecchio
altare ligneo a tribuna su due ordini e colonne
tortili di età seicentesca.
Notevoli anche una Madonna della Neve con i
Santi Rocco e Sebastiano del pittore veneziano
Girolamo Pilotto e una Crocifissione
lignea degli inizi del secolo XIX. |