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Nella prima metà
del Settecento la comunità di Sopracornola, a
fronte di un marcato aumento della popolazione,
cominciò a meditare il proposito di costruire un
nuovo tempio. Non conosciamo però con certezza
gli estremi cronologici e i promotori di tale
iniziativa. Il primo rimando a nostra
disposizione è costituito infatti dalla
richiesta del 1756 tramite la quale il Comune di
Sopracornola domandava il permesso di poter
riedificare l’antico oratorio di Santa Maria,
ormai vetusto e angusto.
In ogni caso, nella primavera del 1762, la
novella chiesa voluta in sostituzione
dell’antico e cadente oratorio risultava ormai
fabbricata. Nel 1766, il compimento materiale
del tempio, con l’aggiunta degli altari
laterali, risultava ultimato.
Mentre la facciata della chiesa colpisce per la
sua sobrietà, chi entra nella chiesa di
Sopracornola, a forma di croce latina con
discreto presbiterio, proporzionata, con due
cappelle e simmetrica, viene subito colpito
dalle linee semplici e armoniche del suo stile
neoclassico e lo sguardo corre al tabernacolo.
Poi si è presi dal colore delle lesene in finto
marmo che salgono ai capitelli di squisita
fattura; non meno attraente è il fregio che
divide i capitelli dal cornicione. Le volte
lavorate a stucco, costituiscono una vera
ricchezza dell’arte di quel tempo. I capitelli,
le architravi, i fregi e le cornici sono di
ordine ionico composto. Gli elementi più
rappresentativi dell’epoca in cui fu costruita
la chiesa sono senza dubbio i gessi che fanno da
ornato intorno ai quadri dell’Immacolata, al
centro dell’abside, dell’altare di Sant’Ignazio
e della nicchia di San Rocco.
I dipinti che arricchiscono l’interno della
chiesa e che, in particolare, danno un buon
risalto al complesso del presbiterio sono opere
pregevoli dei secoli XVII e XVIII. Si segnalano,
in particolare quattro opere pittoriche di
valore:le due tele della Madonna Immacolata e di
Sant’Ignazio Martire, opere del pittore cremasco
Mauro Picenardi (1735-1809), la prima collocata
nel coro e la seconda presso l’altare del
transetto destro (i cui marmi, fra cui uno
squisito medaglione raffigurante San Martino a
cavallo nell’atto di donare il mantello,
provengono dalla vecchia chiesa parrocchiale di
San Martino in Calolzio); il quadro della
Santissima Trinità dipinto dal bergamasco Carlo
Ceresa (1609-1679); il quadro di San Rocco
curato dagli angeli eseguito dal ticinese
Domenico nel 1783. |