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Le origini di
Corte si perdono nella notte dei tempi. Il nome
deriva senz’altro dal termine medievale "curtis",
che a partire dall'epoca anteriore al Mille
venne ad indicare un preciso modello di
organizzazione della proprietà fondiaria e poi,
sino al XIII secolo, una circoscrizione
territoriale molto diffusa e facente capo ad un
signore. Non a caso, proprio a quei tempi così
lontani, all’estremo limite dell’età longobarda
e, precisamente, al maggio dell’anno 774, va
forse ricondotta la prima testimonianza relativa
all’esistenza della località di Corte: un certo
"Rado" figlio del fu "Radoaldo de Curte" compare
infatti come testimone in un lascito trascritto
in quel di Bergamo per volontà di "Taido", uomo
di fiducia del re Desiderio e illustre
rappresentante dell’aristocrazia terriera
longobarda. Altri esponenti di Corte si evincono
dalle pergamene dei secoli XI e XII. Ancora a
cavallo tra Medioevo e Rinascimento, Corte,
ovvero la cosiddetta "Corte del Re" - forse così
chiamata per la presenza della famiglia dei "Re
de la Bretta" che nel XIII secolo erano
insediati a Sala, l’altro vicino abitato di
origine longobarda - doveva costituire un centro
di una qualche rilevanza.
L’edificio più interessante dell’antico centro
storico di Corte è collocato al civico numero 12
di Via Francesco Nullo, affacciato sulla
caratteristica piazzetta posta a sud del nucleo.
Si tratta forse della residenza dei famosi notai
"de Curte", operanti per secoli in Val San
Martino. Tale fabbricato, riferibile al secolo
XV, risulta formato da almeno due corpi
addossati, il più meridionale dei quali appare
molto rimaneggiato nelle aperture: una di esse
(ottocentesca) nella fascia superiore, ha
letteralmente obliterato un grande affresco
sottogronda, deteriorato ed in rapido degrado,
recante almeno tre figure di uomini in armi
collocate sotto altrettante arcate sostenute da
colonne a tortiglione e databile alla seconda
metà del XV secolo. Altre porzioni di facciata,
all’origine dipinte, presentano alcuni lacerti
di intonacatura bianca. Lo spigolo della casa è
lavorato a bugnato sino al colmo e simile
conformazione si riscontra in quello della
parete laterale, ove si notano delle antiche
porte-finestra corrispondenti ad un ballatoio.
Nella porzione di facciata adiacente all’altro
corpo di fabbrica, si ravvisa poi un ampio
portale in cotto.
Il fabbricato posto a nord mostra, a sua volta,
cantonali in arenaria ben lavorata, anche se di
carattere meno arcaico; una apertura con
architrave in legno (tamponata) e una finestra a
bocca di lupo, nella fascia superiore,
sovrastano due interessanti finestre quasi a
tutto sesto, con piedritti in pietra martellata
e davanzali sempre pertinenti al secolo XV.
Le finestre dell’ultimo piano, invece, in
pietrame intonacato a raso e con feritoia in
cotto, sono più recenti benché incluse nella
struttura originaria del casamento. Sul retro e
a nord-est dell’edificio si notano, infine,
spazi adibiti a cortile e giardino, unodei quali
accessibile attraverso un portone di tipo
spagnolo.
Altri edifici limitrofi, di epoche diverse e
successive, si segnalano inoltre per i loro
pregevoli elementi architettonici e decorativi:
si pensi alle finestre con inferiate in ferro
battuto o ai portali in pietra. |