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Agli albori
dell’Ottocento, la sensibile crescita della
popolazione calolziese - che aveva ormai
aggiunto la soglia dei duemila abitanti - rese
necessaria l’edificazione di una più grande e
capiente chiesa di San Martino, in sostituzione
di quella già esistente di origine
cinquecentesca.
L’8 dicembre del 1817, infatti, la popolazione
capeggiata dal Parroco don Giovanni Clemente
Longo (1748-1826) si rivolse all’Imperial Regio
Governo austriaco di Milano per ottenere il
permesso di erigere un nuovo tempio in Calolzio.
Ottenuta la necessaria concessione, dietro il
progetto firmato dall’illustre ingegnere
Giuseppe Bovara di Lecco, l’11 maggio del 1818,
nel fondo appositamente donato dal nobile conte
Giacomo Regazzoni Benaglio, si iniziarono i
lavori di costruzione destinati a durare per ben
diciassette anni.
L’ultima tegola venne posta sul tetto il giorno
7 ottobre 1826 mentre la solenne consacrazione
avvenne il 29 settembre 1835.
In questa chiesa di stile neoclassico si accede
attraverso il grande pronao a quattro colonne
con capitelli corinzi sormontato dalle tre
statue di San Martino patrono, San Giovanni
Evangelista e San Giovanni Battista, realizzato
in pietra di Mapello su disegno del Bovara negli
anni 1842-47 e definito oggi monumento
nazionale.
Superata la bussola di ingresso alla porta
principale, maestoso davanti agli occhi del
visitatore, sierge l’altare maggiore:
interamente in marmo bianco di Carrara con
ornati in rame e bronzo, essoreca sul basamento
due bassorilievi opera dello scultore Francesco
Somaini rappresentanti re Davide nell’atto di
offrire un sacrificio e Mosé intento a far
scaturire l’acqua dalla roccia. Alle sue spalle,
il coro in legno di noce realizzato da Cesare
Zonca di Treviolo a partire dal 1892 soverchiato
dall’affresco absidale raffigurante l’apoteosi
della Carità con l’apparizione di Cristo a San
Martino, opera del pittore Luigi Morgari di
Torino ed eseguito nel 1907.
Ai lati, partendo dal fondo, si osservano
rispettivamente: a destra l’altare di San
Giuseppe realizzato nel 1898 e quello di San
Martino e dei Santi Rocco e Sebastiano eretto
nel 1837 per voto ed offerta della popolazione a
protezione dal morbo del colera; a sinistra gli
altari dell’Addolorata (o del Crocifisso) e
della Beata Vergine del Carmine, consacrati,
rispettivamente, nel 1851 e nel 1869.
Presso l’altare dei Santi Rocco e Sebastiano
notevole è la preziosa tavola cinquecentesca del
Santo Patrono, opera del pittore comasco
Lattanzio Grassi. Essa raffigura San Martino in
abiti episcopali attorniato da diversi Santi,
tra i quali si scorgono, appunto, San Rocco e
San Sebastiano.
La volta a botte della navata è decorata in
stucco con la presenza di ben 258 rosoni, mentre
la tazza del presbiterio presenta il motivo
affrescato della Gloria di San Martino con i
quattro Evangelisti, eseguito nel 1830 dal
pittore Giovanni Brighenti di Clusone.
Nella sagrestia maggiore si conserva una lapide
commemorativa sormontata da una maschera
mortuaria raffigurante il volto di Giuseppe
Bovara. Tale monumento venne eretto per volere
del Parroco Don Antonio Ubiali (1794-1883), una
volta terminati i lavori di costruzione della
chiesa, quale omaggio all’opera prestata
gratuitamente dall’esimio architetto. |